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| C’è una novella, Sole, scritta da Lawrence durante il suo soggiorno a Taormina e pubblicata nel 1925 (tre anni prima dell’uscita del romanzo L’amante di Lady Chatterley), che anticipa e sintetizza, in maniera chiara ed inequivocabile, tutto quello che negli anni dal 1920 al ’22 avvenne nelle campagne di Castelmola. Il giornalista-scrittore Melo Freni ha curato la trasposizione in teatro di quella interessantissima novella di ottant’anni fa, e l’ha presentata (curandone anche la regia) nel pittoresco scenario dei Giardini pubblici, a Taormina, nell’agosto del 2002. E su quel palcoscenico improvvisato tra piante secolari e casette da fiaba, nell’incanto di una terrazza sospesa tra cielo e mare di fronte all’Etna rosso di fuoco e alla mitica baia di Naxos, quell’atmosfera di anni ormai lontani, come per magia, si è ricreata, con il suggestivo racconto di passioni forti (forse irripetibili, ma ancora vive, e dal fascino sempre irresistibile, inquietante) che erano state il leit motiv della narrativa di Lawrence: il “naturismo erotico”, la sensualità come forza istintiva dell’amore nel salutare abbraccio con la natura. E’ un po’ l’atmosfera che si ricrea adesso leggendo in Lady Chatterley e il mulattiere quel che avvenne sotto la pioggia in un vigneto di Castelmola, galeotto un temporale di agosto, tra la quarantunenne baronessa tedesca Frieda Richthofen, bella ed esuberante sposa dello scrittore inglese David Herbert Lawrence, ed il ventiquattrenne mulattiere siciliano Peppino D’Allura, ed avverrà poi, in inverno, all’interno del vecchio palmento, nella vasca per la pigiatura dell’uva trasformata in alcova, e addirittura nel tino scavato nella roccia per la raccolta del mosto che colava dalla vasca, tre metri sotto il livello del pavimento. Un "tripudio dei sensi" durato diciannove mesi, raccontato dalla signora baronessa al marito nei dettagli più scabrosi (e per lei, certo, non imbarazzanti), e raccontato poi dallo scrittore Lawrence
(senza alcun imbarazzo, ovviamente, anche da parte sua) nelle pagine del
romanzo L’amante di Lady Chatterley, per la gioia di milioni di
lettori in tutto il mondo.Passioni e follie irripetibili? Può darsi. “Certamente non da scandalo, oggi”, dice Saglimbeni. “Quel ‘sudicio libercolo di un marito guardone e impotente’ (come i critici inglesi bollarono nel 1928 il romanzo del loro illustre connazionale, stampato in mille copie da una tipografia di Firenze a spese dell’autore) adesso non scandalizza più nessuno, chiaramente. E tuttavia quelle vecchie pagine, tormento e delizia di tante generazioni (di giovani, meno giovani e non più giovani), mantengono un fascino particolare, sempre vivo, irresistibile, deliziosamente inquietante”.
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