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Il mulattiere Peppino D’Allura morì in America nel 1990, a 92 anni. Nel piccolo villaggio di Castelmola, che allora faceva parte del comune di Taormina, ci sono ancora dei vecchietti pronti a raccontarvi i particolari della eccitante avventura che Peppino, da tutti indicato come “l’amante di Lady Chatterley”
(o semplicemente “l’amante della signora baronessa”), visse per quasi due anni con la bella ed esuberante moglie dello scrittore
David Herbert Lawrence. ------------------------------------------------------------------------------- Sebastian O’Kelly - The Mail on Sunday - Londra ROMA - Quasi tutti i pomeriggi, in quella calda estate del 1920, il ventiquattrenne Peppino D’Allura scendeva dalla campagna con il suo mulo per prelevare la bionda straniera da una casetta alla periferia di Taormina. L’aiutava a montare sulla sella di cuoio e legno, a sistemarsi di traverso con entrambe le gambe da una parte, salutava con un rispettoso inchino il suo barbuto marito che lavorava su carte e libri all’ombra di un carrubo, e si avviava a piedi su per la collina. Accompagnava la signora che a dorso di mulo andava a trovare un'amica inglese in una villa sopra Castelmola. Prendevano il tè, le due signore, su una grande terrazza che guardava l’Etna ed il mare, ed all’ora del tramonto, quando il sole si spegneva dietro il magico vulcano, il mulattiere (dipendente della padrona di casa) era pronto a rifare a piedi, con la bella straniera in sella, la strada del ritorno a Taormina. Tutto era splendido, intorno. Nel silenzio della campagna si sentiva soltanto il frinire delle cicale. Ma un giorno (era quasi mezzogiorno, perché la signora, anziché per il tè, era stata invitata dall’amica per il pranzo) si sentirono pure dei tuoni, fenomeno rarissimo d’estate, in questa terra arsa dal sole. Un improvviso e violento temporale d’agosto bloccò la coppia durante il viaggio di andata. Trovarono riparo in un vecchio palmento al centro di un vigneto, la baronessa Lawrence ed ed il suo mulattiere. Lui, premuroso ed impacciatissimo, porse alla signora un paio di stracci per asciugarsi, un logoro grembiule da mettere addosso al posto del vestito inzuppato, ed uscì fuori dopo aver chiuso rispettosamente la porta. Ma la bella straniera non restò dentro per molto. Il giovane mulattiere se la vide passare davanti, coperta con il solo grembiule, e correre per il vigneto, inebriata, eccitata dalla pioggia che continuava a cadere fitta sulle sue bellissime gambe color dell’avorio. Si liberò ben presto anche del grembiule, la signora, ed agli occhi del suo allibito accompagnatore apparve come una dea discesa dall’Olimpo. Lo chiamava a gran voce, quella splendida Venere nuda, voleva che anche lui partecipasse alla sua ebbrezza. E poiché il ragazzo non si muoveva, andò lei a scuoterlo, a togliergli di dosso la inzuppatissima camicia, a sfilargli prima la grossa cintura di cuoio e poi i pantaloni. Si abbandonarono così, nudi entrambi come mamma li aveva creati, ai loro inebrianti primi “giochi erotici sotto la pioggia”. A raccontare questa sanguigna ed eccitante storia d’amore nel vigneto di Castelmola (proseguita poi per quasi due anni nel palmento trasformato in alcova), è stato un giornalista italiano, Gaetano Saglimbeni, prima in un lungo capitolo di Album Taormina (pubblicato da Flaccovio) e adesso in un libro intero di 176 pagine, Lady Chatterley e il mulattiere (Armando Siciliano Editore). La signora, una baronessa tedesca dal corpo stupendo e dal sangue caldissimo, si chiamava Frieda Richthofen, aveva 41 anni ed era moglie dello scrittore inglese David Herbert Lawrence, dopo essere stata sposata con un professore inglese ed avere avuto da lui tre figli. Era il cantore del “naturismo erotico”, del “tripudio dei sensi nell’istintivo e salutare abbraccio con la natura”, il Lawrence che la irrequieta baronessa Richthofen aveva sposato a 35 anni, quando lui ne aveva 29. E con il secondo marito la esuberante signora aveva vissuto un rapporto sessuale intensissimo fino alla malattia di lui, la tisi che lo porterà alla tomba a soli 45 anni. Proprio per quella terribile malattia, nella speranza di trovare al sole di Sicilia un po’ di sollievo per i suoi martoriati polmoni, il giovane scrittore aveva deciso di trasferirsi per qualche tempo a Taormina. Il “naturismo erotico” continuò a descriverlo nei suoi libri, lo scrittore Lawrence, ma non poté più praticarlo. Continuò a praticarlo per suo conto, intensamente come aveva sempre fatto, l'avvenente ed esuberante moglie, e (si suppone) non mancò di raccontargli ogni cosa, nei dettagli più scabrosi e per lei, certo, non imbarazzanti… Non del tutto sorpresi, i biografi inglesi dello scrittore, dinanzi alle rivelazioni che giungevano da Taormina. C’era già chi aveva scritto che la baronessa Frieda Richthofen, anche quando il Lawrence suo secondo marito era in piena salute e quindi nel pieno della sua virilità, non aveva disdegnato di lasciarlo solo in albergo per mezza giornata, durante il viaggio di nozze, per appartarsi con un boscaiolo spagnolo in una baita sui Pirenei. Ed un altro biografo, con humour piuttosto greve , aveva spiegato che, per stilare un elenco completo degli amanti della signora Lawrence, sarebbe stato necessario consultare gli elenchi telefonici, e non soltanto quelli tedesco e inglese… Non godeva certo di buona fama, la signora Frieda Lawrence. I suoi “giochi erotici sotto la pioggia”, che la renderanno famosa come ispiratrice del più inquietante romanzo-scandalo del primo Novecento, sconcerteranno gli editori inglesi, provocando il loro secco rifiuto a pubblicare per trent’ani quel "sudicio libercolo di un marito guardone e impotente", ma non sorprenderanno certamente gli amici che la conoscevano bene: in Germania e in Inghilterra come in Italia ed in tante altre parti del mondo. ------------------------------------------------------------------------------ Il Giorno - Milano La Nazione - Firenze Il Resto del Carlino - Bologna ROMA
- Fu
un mulattiere siciliano di Taormina, Peppino D'Allura, il vero amante di
Lady Chatterley. Con lui la baronessa tedesca Frieda Richthofen, moglie
dello scrittore inglese David Herbert Lawrence ed ispiratrice del più
inquietante romanzo-scandalo del Novecento, si abbandonò ai famosissimi
"giochi erotici sotto la pioggia che costituiranno il pezzo forte
del romanzo, pubblicato da Lawrence nel 1928. --------------------------------------------------------------------------------
Gianluca Guidomei
- LibrandoNet
Il senso della “poetica” di Lady Chatterley e quindi del marito-cantore si riassume in un brano molto incisivo in cui Frieda ci spiega che “peccato è tutto ciò che mortifica il corpo ed oscura l’anima, mentre il sesso, comunque e con chiunque lo si faccia, è quello che li esalta, corpo ed anima”. Ed ancora: “Peccato è lasciare che un corpo, privato della straordinaria forza vitale che il sesso può e deve dargli, marcisca e perisca miseramente, con le proibizioni, i tabù, i moralismi e le ipocrisie di una società bigotta e crudele, oltre che con i condizionamenti di natura religiosa; e finisca, quel povero corpo, col far marcire e trascinare con sé nella fossa anche l’anima… Quello sì è un grosso peccato, un delitto contro la natura e l’umanità, assolutamente imperdonabile!”. ------------------------------------------------------------------------------- Elisa Di Prima - Il Mattino - Napoli
MESSINA - E'
disputa aperta tra liguri e siciliani. Motivo del contendere, i natali
del primo vero amante dell'inquieta ed esuberante signora Frieda
Lawrence, la "Lady del peccato", moglie dello scrittore David
Herbert Lawrence ed ispiratrice del più famoso romanzo-scandalo del
Novecento, L'amante di Lady Chatterley.
Anna Sartorio - Libero - Milano
MILANO - Da settant'anni, un interrogativo attanaglia le menti raffinate dei più autorevoli studiosi di David Herbert Lawrence, lo scrittore inglese autore di L'amante di Lady Chatterley. Se è vero -come la critica, unanimemente, sostiene- che ad ispirare il personaggio di Connie Chatterley fu la baronessa tedesca Frieda von Richthofen, moglie di Lawrence, allora chi si cela dietro i panni del guardacaccia Oliver Mellors, vigoroso seduttore della focosa protagonista? Bisogna convenire che l'intricato quesito poggia su solide basi storiche: nella sua parabola di sposina devota, Frieda von Richthofen ebbe più amanti di un elenco telefonico. Che la gagliarda nobildonna teutonica fosse un po' maiala era un fatto noto, sebbene lei -con largo anticipo e lungimiranza sul credo sessantottino- ammantasse i propri estrogeni di pacifismo, predicando "Fate l'amore, così farete meno guerre". Tutta compresa nella sua missione di salvare l'umanità, a cavallo degli anni Dieci e Venti, Frieda mise in pratica la fratellanza tra i popoli facendosi: un boscaiolo spagnolo, tre contadini siciliani, uno stalliere austriaco, un portinaio tedesco, un macellaio inglese, un bersagliere romagnolo-ligure, un paio di professori britannici, e un giovane maestro elementare che avrebbe dovuto prendere lezioni di francese dal suo primo marito, Ernst Weekley, e che invece finì col prendere lezioni di sesso dall'assatanata baronessa. Il maestro elementare si chiamava David Herbert Lawrence, e nel 1914 -lui ventinovenne, lei trentacinquenne- divenne il suo secondo (e cornuto) marito. E' comprensibile che, in questo multietnico carosello di corpi, i critici di Lawrence abbiano faticato non poco a individuare quello dell'uomo che ispirò il guardacaccia di Lady Chatterley. L'anno scorso pareva che lo scrittore Alberto Bevilacqua avesse messo la parola fine all'annosa questione. Nel romanzo Attraverso il tuo corpo, aveva individuato il vero volto di Oliver Mellors: il tenente dei bersaglieri Angelo Ravagli, uno dei tanti amanti clandestini che -vent'anni dopo la morte di Lawrence- sarà il terzo ed ultimo marito di Frieda. Ed invece no. A un anno di distanza, il giornalista Gaetano Saglimbeni, autore del recentissimo Lady Chatterley e il mulattiere (Armando Siciliano Editore), rimescola -inesorabilmente- le carte. Saglimbeni, in una approfondita esegesi delle scopate di Frieda von Richthofen, sembra dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il virile guardacaccia altri non fu che un mulattiere siciliano: il ventiquattrenne Peppino D'Allura. Tutto accadde tra il 1920 ed il '22, a Taormina, dove i coniugi Lawrence si erano trasferiti nella speranza di placare una tisi galoppante che -nel 1930- porterà alla tomba l'appena quarantacinquenne scrittore. Qui Frieda -ormai privata delle gioie del sesso coniugale, poiché la malattia aveva reso il marito impotente- studiò con fervore intellettuale la popolazione autoctona di sesso maschile. La baronessa, che era una ninfomane molto democratica, si dedicò prima a Filippo (figlio del massaro del sindaco), poi a Giovannino lo spaccalegna. Infine, all'inizio di agosto, scoprì (in senso letterale) Peppino il mulattiere. Furono diciannove mesi di passione ardente, che Frieda raccontava per filo e per segno al niente affatto geloso marito, e che Saglimbeni ricostruisce con grande precisione, senza tralasciare una conta circostanziata degli orgasmi goduti dall'uno e dall'altra. La baronessa era sempre in netto vantaggio: terminava la sessioni erotiche con un implacabile due a uno. Ma il dato più interessante, in questa analisi delle fonti erotiche lawrenciane, è un temporale. E' a causa di quell'improvviso scroscio estivo che la baronessa e il mulattiere (dipendente di una ricca signora inglese e incaricato da questa di accompagnare Frieda, a dorso di mulo, nella sua villa in collina) dovettero cercare rifugio in un vigneto. Qui, la nobildonna tedesca perse il controllo dei propri ormoni: cominciò a danzare senza vestiti e sotto la pioggia, pretendendo che il suo accompagnatore facesse uguale. Peppino, che l'unica donna nuda della sua vita l'aveva vista in cartolina, durante il servizio militare, ebbe un increscioso quanto precoce sbocco di piacere. L'orgoglio siculo, però, prese il sopravvento. Il mulattiere si ricompose e, poco dopo, agguantò la baronessa dentro una pozzanghera, pur continuando per l'intero round a darle del lei ed a chiamarlo, rispettosamente, "vossignoria". E' difficile non scorgere, in quel primo approccio carnale, un riflesso dei celebri "giochi erotici sotto la pioggia" del capolavoro di Lawrence. Né, nel silenzioso guardacaccia di Lady Connie, il doppio letterario di quel mulattiere taciturno e umbratile. Come Oliver Mellors, anche Peppino, dopo un'ennesima, sfrenata maratona nel vigneto) cucinerà per la sua amante costolette d'agnello alla brace. Quelle stesse costolette il cui profumo, nel romanzo, "si spandeva per il bosco, penetrava nella capanna, ne impregnava i muri". Il fatto è che il robusto appetito della baronessa non si esauriva a letto (o in un campo, in un fienile, o sotto un muretto a secco, a seconda delle disponibilità). L'abbuffata proseguiva a tavola, e la linea di Frieda non ne risentiva di un grammo. A dimostrazione che l'attività sessuale è la più efficace -e appagante- delle diete. Di calorie, Frieda ne bruciava parecchie. Anche perché aveva la fissa di farla in luoghi complicati, moltiplicando così le sue fatiche. Studi approfonditi hanno accertato: la stalla del padre, dove uno zio la scoprì -sedicenne e nuda- a cavallo di uno stalliere;il gabinetto del collegio, dove una insegnante la trovò -giovane studentessa- a cavalcioni di un professore quarantenne; lo sgabuzzino dell'Accademia di danza classica a Dresda, dove Frieda insegnava al portinaio un artistico "passo a due" in posizione orizzontale; il retrobottega di una macelleria, dove la baronessina illustrava al proprietario i piaceri della carne. Con Peppino, l'elenco delle stranezze ebbe nuovo, esaltante impulso. A parte sistemazioni scontate -come un campo di gigli, una casa diroccata e un letto preso a prestito dalla ricca amica inglese- ci furono la vasca di un palmento e un tino profondo tre metri, dove i vapori del mosto appena prelevato per poco non li fecero svenire entrambi. Prostrata da tante fatiche, Frieda -dopo l'amore- aveva sempre una fame da lupi. Una notte, alle 2, si fece cucinare da Peppino spaghetti, aglio, olio e peperoncino. E il mattino seguente, a colazione, riuscì a ingollare pane, burro, marmellata, ricotta, fichi secchi, noci e un'arancia digestiva. In un rigurgito di erotismo gastronomico, costrinse poi la mamma del mulattiere a insegnarle i piatti della tradizione locale: calzoni ripieni di formaggio e cipolline novelle, maccheroni alla siciliana e "crispelle" di Natale. Fortuna che Lawrence a quel punto, credendosi guarito, decise di lasciare Taormina, o alla bella e filiforme Frieda sarebbe venuta la cellulite. Le lezioni di cucina in casa D'Allura furono gli ultimi incontri tra la baronessa ed il suo "torello", come Frieda aveva soprannominato il suo giovane e vigoroso Peppino. D'altronde, la baronessa aveva la mania dei soprannomi: lo strumento di piacere del suo ultimo marito fu ribattezzato "Garibaldi", in onore delle gesta eroiche compiute dal bersagliere Angelo Ravagli durante la grande guerra, e Frieda -nonostante fosse tedesca nonché cugina del celebre asso dell'aviazione Manfred von Richthoven, meglio noto come il "barone rosso"- terminava i suoi amplessi urlando un implacabile "Viva Garibaldi!". Quanto all'arnese di Peppino, gli era toccato in sorte il meno fantasioso nome di "Peppinone": un grido di entusiasmo che echeggiò tra i vigneti di Taormina fino al 27 febbraio del 1922. Dopo di che, Frieda partì. E se di soprannomi ve ne furono altri, i raffinati studiosi delle scopate di Lady Lawrence non ce li hanno ancora svelati. I protagonisti della storia sono morti da un pezzo: Frieda nel 1956, a 77 anni; Angelo Ravagli nel 1975, a 82 anni; Peppino D'Allura, nel 1990, a 92 anni. Portandosi nella tomba palpiti e segreti. Su cui ora il giornalista-scrittore Gaetano Saglimbeni ha fatto piena luce, con un circostanziato racconto sugli anni siciliani della focosa baronessa tedesca, basato su fatti e documenti che sembrano inoppugnabili, almeno alla luce della critica più moderna. -------------------------------------------------------------------------------
Simone Arous
- Magazine littéraire - Parigi |
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