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”Preziose per i biografi di Lawrence le rivelazioni di Saglimbeni"

   Dibattito alla Fiera del libro di Roma  
sul “Lady Chatterley e il mulattiere"

di Nicola Zappulla
       

       ROMA - Accade raramente che il giudizio positivo dei critici su un libro coincida perfettamente con quello dei lettori. E’ accaduto e accade con Lady Chatterley e il mulattiere del giornalista Gaetano Saglimbeni (Armando Siciliano Editore), presentato con successo alla Fiera del libro di Roma (Palazzo dei congressi, all’Eur) nell’ambito delle iniziative promosse dagli editori italiani all’insegna dello slogan “Più libri, più liberi”.

           All’incontro con giornalisti, critici letterari, operatori della editoria e della distribuzione libraria, sono intervenuti l’autore, l’editore, la dottoressa Giovanna Genovese, psicologa, attenta studiosa dell’opera omnia di David Herbert Lawrence, il prof. Alessandro Finzi, docente di Lingua e letteratura inglese all’università di Viterbo, la dottoressa Solveig Cogliani, magistrato, ed un pubblico (con molti giovani) che la saletta intitolata al Premio Nobel per la letteratura Eugenio Montale non riusciva a contenere. E dai giovani, che hanno avuto modo così di confrontare i loro giudizi sul libro di Saglimbeni con quelli di autorevoli docenti e giornalisti, sono venuti spunti assai interessanti per il dibattito.

           “Mi è capitato pochissime volte di pensarla su un libro allo stesso modo dei critici”, ha ricordato la trentenne Agnese Bruni di Viterbo, laureata in Lingua e letteratura inglese e prossima ad una seconda laurea in Scienza delle comunicazioni. “E sul libro di Saglimbeni non possiamo non trovarci tutti d’accordo. Ho letto la recensione di Mia Peluso sul Tuttolibri del quotidiano La Stampa di Torino: molto bella, stimolante per il lettore, con un apprezzamento particolare per la ‘nitida scorrevolezza’ della scrittura che credo sia il più bel complimento che si possa fare oggi ad un autore”.

            Ed il trentaquattrenne siciliano Giovanni D’Agostino, laureato in Lettere e assistente universitario a Roma, ha raccontato di aver letto su internet, in Librando.net, una recensione del Lady Chatterley e il mulattiere che comincia con queste parole: “Onore a Gaetano Saglimbeni (e all’editore Armando Siciliano) per averci finalmente svelato il segreto di Lady Chatterley. Altro che guardacaccia inglese: l’amante più famoso della letteratura fu un mulattiere siciliano….”.

            “Rivelazioni importanti, certo, quelle di Saglimbeni”, ha spiegato il giovane professore, “e non soltanto perché ci hanno fatto conoscere la vera identità dell’amante più famoso della letteratura mondiale di tutti i tempi: soprattutto, perché ci aiutano a comprendere meglio un autore tra i più amati del Novecento. Avevo letto parecchio di Lawrence, non il suo romanzo più noto, L’amante di Lady Chatterley, ed è stato proprio il libro di Saglimbeni ad invogliarmi a leggerlo. Un libro di sesso ed erotismo, chiaramente. Ma io vi ho trovato anche tanta poesia, una immensa gioia di vivere e di amare. E penso che a indurre i censori inglesi a metterlo all’indice quando uscì, nel 1928, non fossero tanto i giochi erotici sotto la pioggia del guardacaccia inglese Oliver Mellors con la giovane  e inquieta moglie dell’intellettuale sir Clifford Chatterley, quanto il lieto fine di quella scandalosa storia di sesso sfrenato in un bosco: la nascita di un figlio e la decisione dei due amanti di andare a vivere insieme per sempre, in barba alla morale del tempo. La puritana e bigotta Inghilterra vittoriana non poteva consentire il lieto fine su vicende del genere”.

            Lady Chatterley e il mulattiere è la vera storia, con i veri protagonisti, dei famosissimi “giochi nel vigneto” che ispirarono il “romanzo dello scandalo” (pubblicato da Lawrence a Firenze, in mille copie ed a sue spese, dopo che il manoscritto era stato rifiutato dagli editori inglesi). Protagonisti, nella realtà, la quarantunenne baronessa tedesca Frieda Richthofen in Lawrence, moglie dello stesso autore del romanzo, ed il ventiquattrenne mulattiere siciliano Peppino D’Allura. Teatro delle loro avventure, le campagne di Taormina e Castelmola, tra il 1920 ed il ’22.

            Un mulattiere siciliano, dunque, il vero amante di Lady Chatterley, non il tenente dei bersaglieri romagnolo-ligure Angelo Ravagli, di cui si è sempre detto e Bevilacqua ha scritto recentemente in Attraverso il tuo corpo (Mondadori)

            “Non possono esserci più dubbi”, ha ripetuto nel suo intervento il giornalista Saglimbeni, ex redattore e inviato del settimanale Gente. “Per il personaggio del guardacaccia Oliver Mellors lo scrittore Lawrence si ispirò certamente al taorminese Peppino D’Allura, mulattiere dal fisico tutt’altro che affascinante ma dai muscoli d’acciaio, di poche parole e di pochi sorrisi; e la signora che gli ispirò il personaggio della affascinante e inquieta Connie Chatterley era proprio sua moglie, la esuberante e scatenata baronessa Frieda, come i critici inglesi intuirono settantacinque anni fa, quando bollarono il romanzo appena uscito in Italia come ‘sudicio libercolo di un marito guardone e impotente’. Nessun dubbio, sin da allora, sulla identità della ispiratrice: c’era soltanto da stabilire chi fosse stato, tra i tanti amanti della avvenente e sessualmente irrefrenabile signora Lawrence, ad ispirare il personaggio del guardacaccia. Non era e non è stato facile individuarlo”.

            I coniugi Lawrence soggiornarono a Taormina per due anni e un mese, dal gennaio del 1920 al febbraio del ’22, quando il trentacinquenne scrittore era stato già colpito dalla tisi che lo avrebbe portato alla tomba a soli 45 anni. “Lui sapeva”, ha chiarito Saglimbeni, “delle avventure della moglie, dei suoi incontri con Peppino nel vigneto, nella vasca e nel tino del palmento, in un vecchio casolare semi-diroccato in collina (con i raggi del sole che a mezzogiorno, attraverso il tetto sfondato, cadevano a picco sui loro corpi aggrovigliati), nel caldo e confortevole appartamentino messo a disposizione dei due ‘colombi’ in inverno da un’amica della baronessa. Era lei, Frieda, che gli raccontava tutto, per filo e per segno, ed il marito scrittore racconterà poi ogni cosa, fin nei dettagli più scabrosi, nel romanzo”.

            L’ipotesi che ad ispirare il personaggio del guardacaccia inglese fosse stato il tenente dei bersaglieri Angelo Ravagli, che la signora Lawrence incontrò a Spotorno nel 1926 (sei anni dopo il mulattiere D’Allura) e sposò in America vent’anni dopo la morte del marito, non aveva e non poteva avere alcuna credibilità, troppo diversi essendo i due personaggi (e non soltanto fisicamente), ed era stato lo stesso ex bersagliere a smentirla seccamente. “No, non ci somigliamo per nulla”, rispose ai giornalisti nel 1970 il settantanovenne Ravagli, al suo ritorno dagli Stati Uniti, da poco vedovo della ex signora Lawrence. “Mellors era un solitario, un malinconico”, spiegò, “mentre io sono sempre stato e sono tutto il contrario: solitudine e malinconia, per mia fortuna, non le ho mai conosciute”.

            Erano parecchie, invece, ha ricordato Saglimbeni, “le affinità, fisiche e caratteriali, tra il mulattiere siciliano ed il guardacaccia inglese: due tipi solitari, malinconici, appartenenti al solido ceppo contadino esaltato da Lawrence nei suoi romanzi. E con il mulattiere D’Allura, non con il tenente dei bersaglieri Ravagli, la incantevole e sanguigna baronessa si abbandonò ai famosi giochi erotici sotto la pioggia: in un vigneto di Castelmola, sopra Taormina”.

            “Una bella storia di grandi e forti passioni (forse anche d’amore) di ottant’anni fa, questa che il taorminese Saglimbeni ci racconta, scritta con la prosa del cronista che concede poco agli orpelli dello scrittore e molto alla vivezza, linearità e autenticità del racconto”, ha osservato la psicologa Giovanna Genovese. “Uno spaccato d’epoca di grandi suggestioni, che avrebbe affascinato ugualmente i lettori di oggi anche senza l’aggancio ai personaggi che ispirarono il romanzo di Lawrence. Penso che sarebbe stato un romanzo non meno avvincente, questo Lady Chatterley e il mulattiere, se l’autore non lo avesse deliberatamente impostato ed etichettato come saggio, con il richiamo preciso alle vicende sentimental-sessuali della signora Frieda Lawrence ed al romanzo scritto dal marito”.

            Per la dottoressa Solveig Cogliani, il confine tra saggio e romanzo (nel libro di Saglimbeni)  non è facilmente definibile. “Sono certamente più vicine al romanzo che al saggio, le emozioni della baronessa Frieda nei suoi ardenti rapporti con il mulattiere Peppino”, ha osservato la signora magistrato. Ed ha chiesto a Saglimbeni di spiegare come abbia fatto a “descriverle così bene”, visto che lui (al contrario di Lawrence) non aveva avuto il dettagliatissimo resoconto dalla viva voce della protagonista.

            Semplice e convincente la risposta del giornalista-scrittore. “Ho riportando fedelmente”, ha spiegato, “le appassionatissime confidenze della baronessa Frieda alle due amiche straniere che a Taormina frequentò per due anni e un mese. Una delle quali era la incantevole Inga Borgesen Atenasio, moglie danese del sindaco del tempo (non meno esuberante ed inquieta di Frieda); e l’altra, la ricchissima signora inglese, divorziata e risposata a Taormina con un agricoltore del luogo, che si era fatta costruire una splendida villa in collina ed alla baronessa Frieda Richthofen in Lawrence aveva offerto mulo e mulattiere per consentirle di andare da lei a prendere il tè o per il pranzo. E le emozioni di Peppino (un autentico shock, per l’imbarazzatissimo mulattiere, il primo invitante approccio della signora baronessa nuda sotto la pioggia nel vigneto) erano quelle che emergevano dai suoi inebriati ed inebrianti racconti agli amici in osteria, prima e dopo l’uscita del romanzo di Lawrence”.  

           Per il professore di letteratura inglese Alessandro Finzi, “il bel libro di Saglimbeni, costruito con lo scrupolo del cronista sulle ancor vive testimonianze dei vecchi taorminesi e l’intelligente raffronto tra quello che avvenne realmente nelle campagne di Castelmola e la descrizione che ne fece lo scrittore Lawrence nelle sue pagine, va ben oltre le etichette che comunemente si danno al romanzo, al saggio ed al saggio-romanzo”.

           “E’ molto più affascinante di un romanzo”, ha spiegato il docente universitario viterbese, “perché costruito su personaggi e accadimenti veri, non di fantasia. Ed è molto più di un saggio. Io parlerei di una nuova e ben documentata biografia dello scrittore Lawrence, che rivela particolari inediti della sua vita, sui veri rapporti con la moglie, al di là delle fandonie ammantate di intellettualismo che sono state scritte di recente in Italia. Rivelazioni preziose ed in certi casi essenziali per una comprensione più autentica, stimolante e proficua della sua narrativa”.

          “Nel Lady Chatterley e il mulattiere del giornalista-scrittore taorminese Gaetano Saglimbeni”, queste le conclusioni del professor Finzi, “c’è tanto materiale per critici e studiosi, oltre che per vecchi e nuovi biografi dello scrittore David Herbert Lawrence”.        

                                                                Nicola Zappulla

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Dalla prefazione di Melo Freni al libro di Saglimbeni

Gli amori “infuocati” sotto la pioggia
della baronessa Frieda Lawrence
con il giovane mulattiere di Castelmola
nella Taormina inventata dai “gay”

       “La vera storia di Lady Chatterley a Taormina… Non è un romanzo, non è una lunga novella, non è un riporto di fantasia. Gaetano Saglimbeni si è limitato a scrivere una “memoria”, con lo scrupolo del cronista che egli è stato, aggiungendo di sé l’intelligenza del saper scegliere e proporre i paralleli che corrono tra quanto accadde alla signora Frieda Lawrence in vacanza prolungata a Taormina, tra il 1920 ed il ’22, e quello che di lei scrisse il marito nel celebre romanzo L’amante di Lady Chatterley, che ambientò in Inghilterra, ma la cui storia si svolse realmente in Sicilia, nelle campagne di Taormina e Castelmola. Ed ebbe come protagonista lei, la moglie infuocata di sangue e di libidine, per cui il romanzo, sfogo di carne e desiderio, fu messo all’indice…

           “Non inventa nulla, il giornalista-scrittore Saglimbeni. Si limita a ricondurre nelle sue pagine tutto quello che sulla vacanza “scandalosa” di Frieda Lawrence ha potuto raccogliere dalle ancor vive testimonianze taorminesi , inquadrando la storia amorosa della signora baronessa con il mulattiere Peppino D’Allura nella generale atmosfera di sensualità ed emozioni che in quel periodo scatenavano in Taormina (quella inventata dai “gay” alla fine dell’Ottocento) amori infuocati e ‘diversi’, dove le dolcezze erano impregnate di travolgenti voluttà, libere da consonanze e dissonanze di sessi.  

            “Un libro con diverse angolazioni di godimento, che restituisce parte di un’atmosfera che inesorabilmente il tempo ha cancellato, ma dove viva rimane la suggestione dei ricordi: anche quelli di certe irripetibili passioni".

                                                                   Melo Freni

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Quello che sugli scandalosi amori
di Lady Chatterley a Taormina

  hanno scritto i giornali nel mondo 

 

         

       Sulla lunga e infuocata love story che la affascinante ed esuberante baronessa tedesca Frieda Richthofen in Lawrence visse nelle campagne di Taormina con il mulattiere Peppino D’Allura dal 1920 al ’22 (ed il marito della signora, l’inglese David Herbert Lawrence, descrisse nel famosissimo romanzo-scandalo L’amante di Lady Chatterley pubblicato in Italia nel 1928), hanno scritto i giornali di tutto il mondo. Ecco, in sintesi, gli articoli più interessanti.

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        Nico Orengo  -  Tuttolibri, supplemento del quotidiano La Stampa  - Torino

       TORINO  -  Avvenne, lo scandalo del ‘900, tra le palme di Villa Bernarda, a Spotorno, o sotto la pioggia nelle campagne di Castelmola, poco sopra Taormina. Bel dilemma. Dove D.H. Lawrence spinse la sua giunonica moglie, Frieda von Richthofen, fra le braccia altrui, per poter scrivere L’amante di Lady Chatterley? E, dilemma ulteriore, a chi appartenevano quelle braccia robuste? 
       
       A seguire la memoria e l’intrigante ricostruzione che ne fa Alberto Bevilacqua in Attraverso il tuo corpo non ci posson essere dubbi: il bersagliere Angelo Ravagli. Ma a seguire il racconto di Gaetano Saglimbeni in Album Taormina (Flaccovio Editore, 2001) e Lady Chatterley e il mulattiere (Armando Siciliano Editore, 2003), sarebbe stato invece il siciliano Peppino D’Allura, mulattiere dallo sguardo malinconico. Urge da Bevilacqua una seconda versione. 

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       Gente, settimanale  -  Milano

        MILANO  -  Lady Chatterley e il mulattiere di Gaetano Saglimbeni (Armando Siciliano Editore, 2003, 12 euro). Cronaca intrigante della scandalosa vacanza di Frieda Richthofen a Taormina con il mulattiere Peppino D'Allura, dal 1920 al 1922, confrontata con quello che di lei scrisse il marito David Herbert Lawrence nel famosissimo romanzo L'amante di Lady Chatterley. Romanzo che fu ambientato in un bosco inglese, ma la cui storia, nella realtà, si svolse in Sicilia, nelle campagne di Castelmola, sopra  Taormina. (Dalla rubrica "Letture - libri in vetrina", con foto della copertina del libro)

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       Oggi, settimanale  -  Milano

        MILANO  -  E' morto in America, alla bella età di 92 anni. A Castelmola, il paesino sopra Taormina dove era nato e vissuto per 66 anni, lo ricordano tutti come "l'amante di Lady Chatterley". Con lui la baronessa tedesca Frieda Richthofen, moglie dello scrittore inglese David Herbert Lawrence ed ispiratrice del più  famoso romanzo-scandalo del Novecento, si abbandonò ai famosissimi "giochi erotici sotto la pioggia" che, raccontati poi dalla signora al marito scrittore, costituiranno il nucleo centrale del romanzo, un autentico "piatto forte" per buongustai del sesso di tante generazioni. 
       
       Si chiamava Peppino D'Allura e viveva a Pittsburg, in Pennsylvania, dove aveva sposato, sessantaseienne, una cinquantenne siciliana emigrata in America con i genitori molti anni prima di lui, vedova di un commerciante di ferramenta (americano di origine siciliana) ed erede del negozietto di cui il marito era proprietario. 
       
       Nel 1920, quando incontrò Frieda Lawrence (che a Taormina soggiornò per due anni e un mese accanto al marito ammalato di tisi), aveva 24 anni e faceva il mulattiere, alle dipendenze di una ricca signora inglese (grande amica di Frieda) che si era fatta costruire una splendida villa sulle colline sopra Castelmola ed abitava lassù tutto l'anno.
       
      
La baronessa Lawrence, di anni, ne aveva 41. Nella villa dell'amica inglese andava a prendere il tè tè, spesso a pranzo, scarpinando per viottoli impervi e trazzere. E fu l'amica, visto che il tragitto era lungo e faticoso (otto o nove chilometri all'andata e altrettanti per il ritorno), a metterle a disposizione mulo e mulattiere. Peppino andava a prenderla davanti alla casetta che i coniugi Lawrence avevano preso in affitto in via Fontana vecchia, allora periferia di Taormina, ed insieme andavano su per la collina, lei in groppa al mulo, lui a piedi;  all'ora del tramonto, poi, rifacevano la stessa strada per il ritorno.
       
       "Ed un giorno", scrive il giornalista Gaetano Saglimbeni, autore del libro Lady Chatterley e il mulattiere, "l'amica in collina attese invano l'ospite per l'ora di pranzo. Un improvviso e violento temporale d'agosto bloccò la baronessa Lawrence ed il suo mulattiere poco oltre l'abitato di Castelmola. Si ripararono in un vecchio casolare-palmento, al centro di un vigneto che era proprietà del padre di Peppino, con i vestiti fradici di pioggia.... 
       
        "Frieda era bellissima, divertita, eccitata da quel contrattempo. Il suo giovane accompagnatore, premuroso ed impacciatissimo, le trovò un giaciglio dietro un paravento di ceste e canestri, una logora coperta, un paio di grembiuli, di quelli che le contadine usavano per la vendemmia, perché potesse spogliarsi e asciugarsi, ed uscì fuori, dopo avere educatamente e  rispettosamente chiuso la porta.
       
        "Ma la signora restò poco nel casolare. Coperta soltanto da un grembiule che le lasciava scoperte le splendide gambe color dell'avorio (e non solo quelle), volle sfidare ancora la pioggia, correndo su e giù per il vigneto, ebbra di gioia. Si liberò ben presto anche del grembiule, ed al suo allibito accompagnatore apparve, completamente nuda, come una dea discesa dall'Olimpo. 
        
        "Lo chiamava a gran voce, la signora baronessa, voleva che anche lui si spogliasse, che partecipasse, pure lui nudo, alla sua ebbrezza. E poiché Peppino non si muoveva, non osava neppure sfilarsi gli inzuppatissimi pantaloni e camicia che gli si erano appiccicati addosso, andò lei a spogliarlo, facendo violenza alla sua timidezza...".
         
        Cominciarono così
, galeotto un temporale d'agosto, i "giochi erotici sotto la pioggia" della esuberante baronessa Frieda Richthofen in Lawrence con il suo giovane e vigoroso mulattiere Peppino D'Allura di Castelmola. Quel casolare-palmento nel vigneto sarà per diciannove mesi, scrive Saglimbeni, "la loro splendida e inebriante alcova".  

        Un libro intrigante, questo Lady Chatterley e il mulattiere (Armando Siciliano Editore). Una storia realmente vissuta, che il giornalista taorminese Gaetano Saglimbeni raccontò in esclusiva sul nostro settimanale il 22 agosto del lontano 1990, con il titolo0 "Era un picciotto siciliano il verro amante di Lady Chatterley". Non è raro che una approfondita inchiesta di Oggi diventi poi un libro, e di successo. Il libro del collega Saglimbeni lo è diventato.                                                  

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       Sergio Di Giacomo  -  l’Unità  -  Roma 

       

           MESSINA  -  Secondo il giornalista taorminese Gaetano Saglimbeni, autore del libro Lady Chatterley e il mulattiere, David Herbert Lawrence descrisse nel romanzo le avventure erotiche della moglie con il giovane mulattiere Peppino D’Allura, ventiquattrenne servo di una nobildonna inglese amica di Frieda, che durante un acquazzone estivo si fermò in un palmento tra i vigneti di Castelmola. 
       
       Questi “giochi erotici sotto la pioggia” di atmosfera siciliana sono stati ripresi da due importanti giornali inglesi come l’autorevole The Guardian, con un interessante articolo a firma di Philip Willan, ed il popolare The Mail on Sunday, con un lungo reportage di Sebastian O’Kelly. Molti elementi fanno pensare, scrivono i due articolisti, che il personaggio del guardacaccia inglese Mellors, protagonista del romanzo, abbia forti legami con il mulattiere siciliano, allora ventiquattrenne “ragazzotto dalle mani dure e dallo sguardo malinconico”. Lawrence racconta mirabilmente il battere della pioggia che “scorreva sopra di loro, sui loro corpi che, avvinghiati, parevano fumanti”: una scena che si ispirava, appunto, a quella “bollente” e tempestosa estate taorminese.

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        Philip Willan  -  The Guardian  -  Londra 

        

         ROMA  -  L’uomo che ispirò il personaggio Mellors, il guardacaccia amante di Lady Chatterley nel famoso romanzo di D.H. Lawrence, non fu un tenente dei bersaglieri ligure (come per anni si è ritenuto), ma un mulattiere siciliano di 24 anni, sedotto dalla moglie dello scrittore nelle campagne di Taormina. Lo rivela il giornalista italiano Gaetano Saglimbeni (autore di Album Taormina) nel suo nuovo libro, Lady Chatterley e il mulattiere (Armando Siciliano Editore), secondo il quale la coppia "anticipò" in un vigneto, nell’estate del 1920, i “giochi erotici sotto la pioggia” che Lawrence avrebbe poi descritto nel romanzo dello scandalo.
       
        Lo scrittore inglese e la moglie Frieda trascorsero poco più di due anni in una casetta alla periferia di Taormina, tra il 1920 ed il ’22. Ed il mulattiere Peppino D’Allura era solito accompagnare con il mulo la signora (lei in sella, lui a piedi) quando Frieda andava a prendere il tè o a pranzare da un'amica inglese che aveva la sua residenza nelle campagne di Castelmola, sopra Taormina. 
       
        Un giorno i due furono sorpresi da un temporale e trovarono riparo in un casolare-palmento che era proprietà del padre di Peppino. La splendida quarantunenne Frieda si tolse i vestiti inzuppati, ma non restò dentro ad asciugarsi. Tornò fuori, completamente nuda, correndo divertita per il vigneto ed invitando il timido ed impacciatissimo suo mulattiere a fare lo stesso. 
       
        "Lo spogliò poi lei stessa, facendo violenza alla timidezza del ragazzo", scrive Saglimbeni, "ed anche il suo imbambolato accompagnatore si abbondò ai giochi sotto la pioggia". Era l’agosto del 1920. Quel vecchio palmento nel vigneto sarà per due anni la loro alcova.
       
         Saglimbeni descrive così il mulattiere D’Allura: “Era un ragazzotto dalle mani dure e dallo sguardo malinconico, statura media, fisico asciutto, un solitario, di poche parole e di pochi sorrisi”.
 
         Il guardacaccia Mellors del romanzo, anche lui un solitario dallo sguardo malinconico, non era particolarmente alto: era magro, ossuto, taciturno. Nella faccia e nei modi, ricordava chiaramente il mulattiere siciliano Peppino D’Allura, non il tenente dei bersaglieri ligure Angelo Ravagli, il quale  avrebbe poi incontrato e frequentato la signora Lawrence a Spotorno sei anni dopo. No, non aveva nulla, proprio nulla, del "pennuto" tenente ligure: né la prestanza fisica, né la carica espressiva del volto, né il carattere aperto e gioviale.


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