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Taormina: la storia, i segreti, i baroni, i peccati, le follie 
(Edizioni Greco - Catania, prima edizione 1981) 

      
“Non è un romanzo, questo libro di Saglimbeni premiato come ‘opera letteraria di interesse turistico’, ma è più affascinante di un romanzo”, ha scritto sul settimanale Gente il critico letterario Enzo Fabiani. E Giuseppe Sibilla su Tutto Turismo: “Un libro che, se Dio vuole, non è il solito rosario sgranato in omaggio alle bellezze naturali, alle grandezze storiche, insomma alla retorica sempiterna degli ‘omaggi’ turistici. Saglimbeni mira al ‘cuore’ della sua città, al suo modo di essere e di disporsi nei confronti degli ospiti, e coglie piacevolmente il centro del bersaglio”.
       
       “Opera letteraria, certo, e insieme giornalistica”, spiega il regista-scrittore siciliano Giovanni Cutrufelli, “di quel giornalismo (per intenderci) che tanta parte ha avuto ed ha nelle nostre tradizioni letterarie… 
       
        “Saglimbeni è taorminese, e come tale ha ‘vissuto’ Taormina per una trentina d’anni. Poi se n’è andato a Milano, e dove il settimanale di cui era redattore lo mandava, in giro per l’Italia ed il mondo, come inviato speciale. Ritornato a Taormina, ‘purificato’ (si potrebbe dire) della esperienza del nativo carnalmente oltre che sentimentalmente attaccato alla sua terra, ha potuto guardare ad essa con la sensibilità critica dell’ospite. Ma con quel tanto che dentro gli era rimasto di quella esperienza. Ecco perché tutto, scrivendo di Taormina, gli riesce così facile, così naturale. Senza infatuazioni, ed anzi con un sorriso ironico che traspare qua e là dalle pagine; ma senza neppure i toni supponenti di chi, solo per essere nato in un luogo, ritiene di conoscere tutto e di avere capito tutto…
       
        “L’autore, qui, non dà una sua ‘visione’ o interpretazione di Taormina. Si limita a introdurre i lettori in quel mondo singolare e fantastico che era il paesino Taormina tra Ottocento e Novecento, ed in anni meno lontani da noi, quelli del primo e del secondo dopoguerra; e li prende per mano, i suoi lettori, li guida, diventa partecipe delle loro emozioni. C’è anche in lui il piacere della scoperta (tipica del giornalista), e quello di descrivere, raccontare…”.

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