|
Un secolo e mezzo
di turismo a Taormina, nella “Disneyland dei sogni e del
peccato” (come la definì un inviato del “Los Angeles Post), con
i bizzarri e geniali personaggi che si sono avvicendati sul suo
affascinante ed affollatissimo palcoscenico: baroni-gay, dive del
cinema, ereditiere non più giovani al braccio di aitanti e
squattrinati play-boy, banchieri, magnati dell’industria, signore
dell’alta finanza, pittori, musicisti, commediografi, scrittori
famosi.
Fu Taormina, con Capri,
ad ospitare le prime
comunità-gay al sole mediterraneo, nella seconda metà
dell’Ottocento: fragili, inquieti e raffinati rampolli di illustri
e ricche famiglie, che cullavano qui i tormenti esistenziali della
decadente Europa; intellettuali, artisti veri e presunti, incupiti
nei salotti di Berlino, Londra, Parigi, che nella piccola ‘oasi’
di Sicilia si abbandonarono ad ogni genere di stravaganze e
sregolatezze.
E’
nata e si è affermata con i gay, la Taormina turistica. Per i suoi
paesaggi d’incanto, certo, per il suo clima da eterna primavera;
ma anche, se non soprattutto, per i nudi dei giovani figli di
contadini e pescatori ripresi dal
barone-fotografo tedesco Wilhelm Gloeden in pose di languidi
abbandoni, che finirono nei salotti e sui giornali di tutto il mondo
ed oggi sono nei più importanti musei. Un’orgia di corpi nudi,
nella quale si tuffò con passione e straordinario godimento il
dandy più geniale e popolare dell’Ottocento letterario inglese,
Oscar Wilde, che sarà il primo ad esibire quelle foto nei salotti
londinesi. Andava fiero, l’eccentrico Oscar (arrivato a Taormina
senza il boy di turno), di averli agghindati amorevolmente, quei
“meravigliosi ragazzi”, per l’obiettivo del suo amico
Gloeden.
Arrivarono
nel primo decennio del Novecento le grandi ereditiere, nobildonne appassite nei salotti londinesi,
che il sole di Sicilia accendeva di voglie non del tutto sopite. E
con i baroni-gay gareggiarono in stravaganze e peccati. Gaie e
patetiche, aprivano le loro case e ville (prese in affitto o
acquistate) ai vigorosi ragazzotti locali, ai quali, in cambio di
poche carezze e illusioni d’amore,
erano pronte ad offrire cospicue eredità. Esibivano i loro
boy-friend passeggiando mano nella mano (proprio come avevano fatto
per anni i baroni, in qualche caso con gli stessi ragazzi che adesso
erano passati alle signore); si abbandonavano ad ogni tipo di
smancerie al bar della piazza; e sulle spiagge (anche in pieno
inverno, al tiepido sole mediterraneo) sospiravano tra le braccia
abbronzate dei pescatori dell’Isola
bella.
Amori e peccati, tanti eccentrici ospiti, tra Ottocento e Novecento,
ed in anni meno lontani da noi, quelli del primo e del secondo
dopoguerra. Da Londra, in compagnia della affascinante moglie
tedesca, arrivò nel 1920 lo scrittore Lawrence, che a Taormina
(grazie proprio alle follie sessuali della irresistibile e
irrefrenabile moglie) troverà l’ispirazione per il romanzo
“L’amante di Lady Chatterley”. Ma Lawrence, chiarisce
Saglimbeni, non figura nel lungo e blasonatissimo elenco dei
“grandi peccatori” di Taormina. I peccati (tra uomo e donna, nel
suo caso, trattandosi di un cantore e cultore dell’eros, della
virilità, del ‘tripudio dei sensi nell’istintivo e salutare
abbraccio con la natura’), lui li raccontò, non li visse, o li
visse per troppo breve tempo, poco prima e poco dopo il matrimonio,
fino ai terribili giorni in cui fu colpito dalla tisi che lo priverà
drammaticamente della virilità e lo porterà alla morte a soli 45
anni.
Raccontò i
peccati della moglie, lo sfortunato scrittore, i famosissimi
“giochi erotici sotto la pioggia” cui la quarantunenne baronessa
Frieda Richthofen in Lawrence si abbandonò in un vigneto sopra
Taormina con il ventiquattrenne mulattiere Peppino D’Allura di
Castelmola. Sarà appunto la signora baronessa ad ispirargli il
personaggio di Connie Chatterley, affascinante ed inquieta
protagonista del romanzo-scandalo, ed il mulattiere siciliano
Peppino D’Allura ad ispirargli quello del guardacaccia Oliver
Mellors.
Da Parigi, nel secondo dopoguerra, arrivò lo scrittore Roger
Peyrefitte (“esteta da salotto”, come amava definirsi lui), in
compagnia dell’aimable garçon Alain-Philippe Malagnac, che
avrebbe poi adottato come figlio prima di darlo in sposo alla
cantante Amanda Lear; e con lui, i “grandi innamorati” Jean
Cocteau e Jean Marais, che nel giardino del San Domenico , testimonia
Saglimbeni, “passeggiavano mano nella mano, prendevano il tè
seduti sulla stessa panca in pietra, appiccicati come
fidanzatini”; e André Gide, premio Nobel per la letteratura, il
quale, seduto su un muretto in strada, aspettava tutte le mattine di
veder passare il giovane cameriere di cui si era invaghito.
Dagli Stati
Uniti, negli anni Cinquanta, arrivò il tedesco bavarese Gayelord
Hauser, omosessuale dichiarato, medico-dietologo delle dive
hollywoodiane, in compagnia del giovane attore Frey Brown che per
lui aveva abbandonato il cinema; e nella bella villa di Hauser sulla
rotabile per Castelmola (ristrutturata ed arredata in stile più
californiano che mediterraneo) arrivò per molti anni, in gran
segreto e sotto il falso nome di Harriet Brown, la “divina”
Greta Garbo, che il famoso dietologo delle dive era stato sul punto
di sposare a Hollywood negli anni Quaranta. Da Hollywood, per la
“notte delle stelle” al teatro greco, arrivarono Marlene
Dietrich, Joan Crawford, Rita Hayworth, Lana Turner, Audrey Hepburn,
Shirley MacLaine, Elizabeth Taylor (in luna di miele con il suo
quinto marito Richard Burton, al quale, gelosissima di una
"starlet" che lo corteggiava, sfasciò in testa una
chitarra chiesta gentilmente ad un orchestrale nel salone del San
Domenico); e Gregory Peck, Cary Grant, Burt Lancaster,
Anthony Quinn, John Huston, Henry Fonda, Anthony Perkins, Charlton
Heston, Yul Brynner, Warren Beatty, Jack Nicholson. Dei vecchi e
nuovi colleghi di Hollywood, la “divina” Garbo, non volle mai
vedere nessuno.
E
da oltre Oceano, non ancora famoso, arrivò il “ragazzo
terribile” della letteratura americana Truman Capote, che a
Taormina si fermerà stabilmente un paio di anni per scrivere “A
sangue freddo” e “Colazione da Tiffany”: gay simpaticissimo al
mercato, dove andava personalmente a fare la spesa, ma sfrontato e
insolente nei salotti, dove l’attore inglese Peter Ustinov gli
assesterà una notte un paio di ceffoni per gli insulti da trivio
che aveva rivolto alle signore presenti. Ed il commediografo
Tennessee Williams, già famoso a Hollywood per “Zoo di vetro” e
“Un tram che si chiama desiderio”, che a Taormina veniva a
trovare in vacanza l’amico pittore Henry Faulkner, esile e
allampanato, il quale viveva qui tutto l’anno in compagnia di una
capretta che ospitava in camera da letto (per far curare la quale,
una notte, non esitò a svegliare il medico Nicola Garipoli, sindaco
della città).
Un
secolo e mezzo di turismo a Taormina, con i ritratti dei bizzarri
personaggi che li hanno vissuti da protagonisti e le foto del
vecchio “borgo” che hanno contribuito a rendere famoso nel
mondo. Storie affascinanti e amare, favole e drammi, splendori e
miserie (la vita, annota Saglimbeni, “con tutto quello che di
carnale, sanguigno, effimero, tragico e grottesco essa offre e ci dà
giorno dopo giorno da rappresentare”), sullo sfondo di quella che
è stata (o appariva) la "lussuriosa e sfrontata" Taormina
che il mito ha consegnato alla leggenda. Una Disneyland del
peccato, certo, ma nella quale c’era e c’è ancora tanto
spazio per amatori e sognatori: per amori, sogni e sentimenti veri,
puliti.
|