Amori e peccati, grandi amatori, grandi peccatori, sogni e sfrontatezze, estetismi da salotto (“eccentrici amori”, per dirla con Peyrefitte) e follie d’alcova di un’epoca dalle mille contraddizioni e suggestioni. Ed i “giochi erotici sotto la pioggia”, infuocati e sanguigni, che allo scrittore inglese David Herbert Lawrence ispirarono il più scandaloso romanzo del primo Novecento, “L’amante di Lady Chatterley”,  protagonisti, nella realtà, la moglie dello stesso Lawrence ed un giovane mulattiere siciliano di Castelmola. 

        Un secolo e mezzo di turismo a Taormina, nella “Disneyland dei sogni e del peccato” (come la definì un inviato del “Los Angeles Post), con i bizzarri e geniali personaggi che si sono avvicendati sul suo affascinante ed affollatissimo palcoscenico: baroni-gay, dive del cinema, ereditiere non più giovani al braccio di aitanti e squattrinati play-boy, banchieri, magnati dell’industria, signore dell’alta finanza, pittori, musicisti, commediografi, scrittori famosi.
        Fu Taormina, con Capri, ad ospitare le prime comunità-gay al sole mediterraneo, nella seconda metà dell’Ottocento: fragili, inquieti e raffinati rampolli di illustri e ricche famiglie, che cullavano qui i tormenti esistenziali della decadente Europa;  intellettuali, artisti veri e presunti, incupiti nei salotti di Berlino, Londra, Parigi, che nella piccola ‘oasi’ di Sicilia si abbandonarono ad ogni genere di stravaganze e sregolatezze.
        E nata e si è affermata con i gay, la Taormina turistica. Per i suoi paesaggi d’incanto, certo, per il suo clima da eterna primavera; ma anche, se non soprattutto, per i nudi dei giovani figli di contadini e pescatori ripresi dal  barone-fotografo tedesco Wilhelm Gloeden in pose di languidi abbandoni, che finirono nei salotti e sui giornali di tutto il mondo ed oggi sono nei più importanti musei. Un’orgia di corpi nudi, nella quale si tuffò con passione e straordinario godimento il dandy più geniale e popolare dell’Ottocento letterario inglese, Oscar Wilde, che sarà il primo ad esibire quelle foto nei salotti londinesi. Andava fiero, l’eccentrico Oscar (arrivato a Taormina senza il boy di turno), di averli agghindati amorevolmente, quei “meravigliosi ragazzi”, per l’obiettivo del suo amico Gloeden.
        Arrivarono nel primo decennio del Novecento le grandi ereditiere, nobildonne appassite nei salotti londinesi, che il sole di Sicilia accendeva di voglie non del tutto sopite. E con i baroni-gay gareggiarono in stravaganze e peccati. Gaie e patetiche, aprivano le loro case e ville (prese in affitto o acquistate) ai vigorosi ragazzotti locali, ai quali, in cambio di poche carezze e illusioni damore, erano pronte ad offrire cospicue eredità. Esibivano i loro boy-friend passeggiando mano nella mano (proprio come avevano fatto per anni i baroni, in qualche caso con gli stessi ragazzi che adesso erano passati alle signore); si abbandonavano ad ogni tipo di smancerie al bar della piazza; e sulle spiagge (anche in pieno inverno, al tiepido sole mediterraneo) sospiravano tra le braccia abbronzate dei pescatori dellIsola bella.
        Amori e peccati, tanti eccentrici ospiti, tra Ottocento e Novecento, ed in anni meno lontani da noi, quelli del primo e del secondo dopoguerra. Da Londra, in compagnia della affascinante moglie tedesca, arrivò nel 1920 lo scrittore Lawrence, che a Taormina (grazie proprio alle follie sessuali della irresistibile e irrefrenabile moglie) troverà l’ispirazione per il romanzo “L’amante di Lady Chatterley”. Ma Lawrence, chiarisce Saglimbeni, non figura nel lungo e blasonatissimo elenco dei “grandi peccatori” di Taormina. I peccati (tra uomo e donna, nel suo caso, trattandosi di un cantore e cultore dell’eros, della virilità, del ‘tripudio dei sensi nell’istintivo e salutare abbraccio con la natura’), lui li raccontò, non li visse, o li visse per troppo breve tempo, poco prima e poco dopo il matrimonio, fino ai terribili giorni in cui fu colpito dalla tisi che lo priverà drammaticamente della virilità e lo porterà alla morte a soli 45 anni.
Raccontò i peccati della moglie, lo sfortunato scrittore, i famosissimi “giochi erotici sotto la pioggia” cui la quarantunenne baronessa Frieda Richthofen in Lawrence si abbandonò in un vigneto sopra Taormina con il ventiquattrenne mulattiere Peppino D’Allura di Castelmola. Sarà appunto la signora baronessa ad ispirargli il personaggio di Connie Chatterley, affascinante ed inquieta protagonista del romanzo-scandalo, ed il mulattiere siciliano Peppino D’Allura ad ispirargli quello del guardacaccia Oliver Mellors.
          Da Parigi, nel secondo dopoguerra, arrivò lo scrittore Roger Peyrefitte (“esteta da salotto”, come amava definirsi lui), in compagnia dell’aimable garçon Alain-Philippe Malagnac, che avrebbe poi adottato come figlio prima di darlo in sposo alla cantante Amanda Lear; e con lui, i “grandi innamorati” Jean Cocteau e Jean Marais, che nel giardino del San Domenico , testimonia Saglimbeni, “passeggiavano mano nella mano, prendevano il tè seduti sulla stessa panca in pietra, appiccicati come fidanzatini”; e André Gide, premio Nobel per la letteratura, il quale, seduto su un muretto in strada, aspettava tutte le mattine di veder passare il giovane cameriere di cui si era invaghito.
         Dagli Stati Uniti, negli anni Cinquanta, arrivò il tedesco bavarese Gayelord Hauser, omosessuale dichiarato, medico-dietologo delle dive hollywoodiane, in compagnia del giovane attore Frey Brown che per lui aveva abbandonato il cinema; e nella bella villa di Hauser sulla rotabile per Castelmola (ristrutturata ed arredata in stile più californiano che mediterraneo) arrivò per molti anni, in gran segreto e sotto il falso nome di Harriet Brown, la “divina” Greta Garbo, che il famoso dietologo delle dive era stato sul punto di sposare a Hollywood negli anni Quaranta. Da Hollywood, per la “notte delle stelle” al teatro greco, arrivarono Marlene Dietrich, Joan Crawford, Rita Hayworth, Lana Turner, Audrey Hepburn, Shirley MacLaine, Elizabeth Taylor (in luna di miele con il suo quinto marito Richard Burton, al quale, gelosissima di una "starlet" che lo corteggiava, sfasciò in testa una chitarra chiesta gentilmente ad un orchestrale nel salone del San Domenico); e Gregory Peck, Cary Grant, Burt Lancaster, Anthony Quinn, John Huston, Henry Fonda, Anthony Perkins, Charlton Heston, Yul Brynner, Warren Beatty, Jack Nicholson. Dei vecchi e nuovi colleghi di Hollywood, la “divina” Garbo, non volle mai vedere nessuno.
        E da oltre Oceano, non ancora famoso, arrivò il “ragazzo terribile” della letteratura americana Truman Capote, che a Taormina si fermerà stabilmente un paio di anni per scrivere “A sangue freddo” e “Colazione da Tiffany”: gay simpaticissimo al mercato, dove andava personalmente a fare la spesa, ma sfrontato e insolente nei salotti, dove l’attore inglese Peter Ustinov gli assesterà una notte un paio di ceffoni per gli insulti da trivio che aveva rivolto alle signore presenti. Ed il commediografo Tennessee Williams, già famoso a Hollywood per “Zoo di vetro” e “Un tram che si chiama desiderio”, che a Taormina veniva a trovare in vacanza l’amico pittore Henry Faulkner, esile e allampanato, il quale viveva qui tutto l’anno in compagnia di una capretta che ospitava in camera da letto (per far curare la quale, una notte, non esitò a svegliare il medico Nicola Garipoli, sindaco della città).
        Un secolo e mezzo di turismo a Taormina, con i ritratti dei bizzarri personaggi che li hanno vissuti da protagonisti e le foto del vecchio “borgo” che hanno contribuito a rendere famoso nel mondo. Storie affascinanti e amare, favole e drammi, splendori e miserie (la vita, annota Saglimbeni, “con tutto quello che di carnale, sanguigno, effimero, tragico e grottesco essa offre e ci dà giorno dopo giorno da rappresentare”), sullo sfondo di quella che è stata (o appariva) la "lussuriosa e sfrontata" Taormina che il mito ha consegnato alla leggenda. Una Disneyland del peccato, certo, ma nella quale c’era e c’è ancora tanto spazio per amatori e sognatori: per amori, sogni e sentimenti veri, puliti.