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Il giornalismo è oggettivo o è solo un’illusione?

Gaetano Saglimbeni ci ha deliziato per lungo tempo con le sue storie avventurose e i suoi pezzi giornalistici freschi e mai noiosi, intrisi di verità, passione, impegno e dedizione. E ci ha dato anche modo di leggere testi profondi, scritti in modo oggettivo e apprezzati per la loro riflessione così lucida e razionale.

Avvicinandoci un po’ all’universo giornalistico che caratterizzava questo grande scrittore italiano riusciamo a capire ancora di più cosa significa fare del giornalismo la propria vocazione e distinguere in maniera precisa quel filo che separa un articolo vero, autentico, originale e obiettivo da uno influenzato dalla nostra personale visione del mondo, e dalla nostra maniera di recepire e comprometterci con la notizia che abbiamo di fronte. Il giornalismo è oggettivo o è solo un’illusione? Il tipo di giornalismo realizzato da Saglimbeni risponde positivamente tale interrogativo. Il suo modo di fare informazione era incentrato sulla volontà di essere obiettivi, precisi, puntuali e oggettivi.

È con questa attitudine che ha saputo rivelare scandali e scovare quelle bugie relative ad alcuni degli esponenti politici più importanti del panorama italiano e fare così luce sulle loro tresche amorose con delle belle escort Italia dal http://www.escortitalia.com/. Ciò che si è scoperto è che figure fondamentali della sfera politica trovavano nelle loro escort Italia una valvola di sfogo e divertimento, e passavano delle serate piacevoli in compagnia di queste splendide fanciulle. Il problema non era affatto l’infedeltà che alcuni di essi mostravano tradendo le proprie partner con le escort Italia, ma quanto più l’utilizzo dei soldi pubblici per pagare cene lussuose ed uscite nei posti più trendy del momento.

Abitudinariamente gli uomini ricercano le escort Italia per trascorrere con loro una serata diversa dal solito e riempire con momenti di gioia e allegria un periodo particolarmente triste o difficile della propria vita. Ciò che sottolineava Saglimbeni però era che gli italiani non potevano contare su una classe dirigente capace di mentire per i propri comodi e che si disinteressava o poneva in secondo piano i problemi effettivi del Paese. In questo senso, questo giornalista è stato uno dei pochi a presentare fatti ed episodi senza avere peli sulla lingua, a ricercare la verità più nascosta per poterla condividere poi con i propri lettori e con quanti apprezzavano il suo lavoro.

Soprattutto in un’epoca, quella attuale, in cui il giornalismo ha cambiato volto ed è sempre più facile reperire informazioni che però non sono del tutto affidabili. Sembra ormai che tutti siano in grado di fornire notizie, di giudicare, commentare e condividere un avvenimento proprio grazie all’impiego delle reti sociali e ai processi di globalizzazione in corso. In un periodo in cui tutto può essere condiviso diventa molto più difficile capire se l’informazione che si sta convivendo è vera, certa e obiettiva.

Perché il rischio è anche quello di dare la propria opinione e il proprio giudizio mettendo da parte la cosiddetta questione dell’imparzialità. Cosa che stava molto a cuore a Saglimbeni e che si percepiva dal suo stile di scrittura, dalla varietà degli argomenti trattati, dai viaggi fatti durante la sua vita e la sua carriera.